De Benedetti, pioniere della nuova Italia

big_debenedetticarloCarlo De Benedetti nel 1976 ha la fama di essere un manager dinamico e pieno di talento, tanto che l’ex compagno di scuola Umberto Agnelli e suo fratello Gianni lo chiamano con loro alla Fiat. Appena messo piede in Corso Marconi è subito soprannominato “la Tigre”, per la ferocia con cui tratta i vecchi dirigenti. Lo stesso Avvocato più di una volta cerca di placarlo. Una mattina, incontrandolo in corridoio, gli dice: «Ingegnere, non le manca nulla: è giovane, bello, ha soldi. Perché non pensa un po’ anche a divertirsi?» Ma lui è fatto così e capisce che lì non è aria. E, dopo appena 100 giorni, se ne va dalla Fiat sbattendo la porta. Fonda la Cir (Compagnie Industriali Riunite), trasformando una piccola conceria in una delle più importanti holding private italiane e, poco dopo, la Cofide (Compagnia Finanziaria De Benedetti). Nel 1978 si assicura una partecipazione importante alla Olivetti ed è nominato amministratore delegato portandola in attivo in poco tempo e, forte di questa esperienza, comincia ad acquistare altre aziende in difficoltà. olivetti_m24_1Nel 1983 conclude un accordo con l’americana AT&T, in base al quale il gigante americano delle telecomunicazioni diventa azionista primario della Olivetti, un’alleanza strategica per gli anni a venire. Due anni dopo, quando i prezzi delle azioni italiane cominciano a salire, capisce meglio di ogni altro il significato della nuova fase del mercato azionario italiano e, soprattutto, è in grado di tradurre questo mutamento a suo profitto, tanto che – “usando” il mercato – riesce a mettere in cassa oltre 3.000 miliardi di lire; il tutto senza mai varcare la porta di Mediobanca per chiedere aiuti appoggi o suggerimenti. La Cir, ormai, conta più di 10 mila dipendenti. Decide che è il momento di togliersi qualche sassolino dalle scarpe e ributtarlo al mittente, la famiglia Agnelli. Nel gennaio del 1985 Mediobanca sta per definire la vendita della Buitoni e della sua controllata Perugina al gruppo alimentare francese Bsn, che – nel disegno di Cuccia – sarebbe poi diventata un’azienda partner del Gruppo Fiat. Mancano poche ore alla firma del contratto quando De Benedetti, attraverso un suo emissario, fa pervenire ai Buitoni un’offerta più alta, assicurandosi il gruppo alimentare italiano. È un periodo d’oro per lui e per le sue aziende, è riconosciuto dall’élite del mondo finanziario internazionale e attirare a sé investitori preziosi. Diviene membro dell’European Advisory Committee del New York Stock Exchange, azionista di maggioranza della Sme, azienda proprietaria dei marchi Motta, Alemagna, Bertolli, supermercati Gs e Autogrill. L’investimento è di 497 miliardi di lire per il 64% delle azioni, operazione controversa e al centro di aspre polemiche visto che la capitalizzazione è pari a 1.300 miliardi di lire. Gli attacchi agli Agnelli proseguono: parla della Fiat e di Mediobanca come di un «sistema feudale» che favorisce la proprietà personale o familiare di società in contrasto con il concetto americano di azionariato pubblico. Anche il modo di gestire le aziende è completamente rivoluzionario: per De Benedetti operai e sindacati non sono i nemici; ascolta e tratta con tutti anche col Pci; per i manager introduce il sistema di incentivo legato agli utili, mai visto prima in Italia. Nel 1986 è convinto di essere alle soglie di una “rivoluzione sociale” nella finanza italiana perché milioni di italiani cominciano a seguire, per la prima volta, l’andamento del mercato azionario. Per lui il lavoratore è insieme un contribuente, un risparmiatore e un consumatore: «se riconosciamo questo – dichiara – l’anacronistica idea italiana di coscienza di classe può finire nella spazzatura». Ormai è il pioniere della “nuova Italia”, il profeta della rivitalizzazione della nostra economia, il suo viso riempie le copertine italiane ed estere. E poi, se per tutti Gianni Agnelli è l’Avvocato, lui diventa l’Ingegnere. Una consacrazione che lo spinge ancora a prendersi qualche rivincita. In un’intervista a un giornale statunitense, rispondendo a una domanda sul rispetto dell’economia verso Gianni Agnelli risponde: «Io sono un industriale tutto il giorno. Lui non so: certo non si può essere industriale e playboy, sono due cose che non stanno insieme». E a novembre, a Roma, in occasione dell’European Business Forum, davanti a una platea di banchieri e industriali di tutto il mondo (e davanti all’Avvocato) parla esplicitamente di “rottura positiva” nel capitalismo italiano: «si è disintegrato un sistema irrigidito attorno a pochi poli di natura familiare o pubblica, che in passato aveva monopolizzato la crescita del mercato capitale riducendone le potenzialità. Sono in atto nuove fusioni, caratterizzate da una maggiore presenza sul mercato e, di conseguenza, dalla creazione di un sistema più articolato e pluralistico». Parole forti, che non sono rimaste nelle orecchie degli Agnelli e di Cuccia. Intanto lo shopping continua e nel 1987 Cir assume un ruolo di rilievo nel gruppo Mondadori che, nel 1989, assume il controllo del gruppo Espresso e, quindi, anche del quotidiano La Repubblica. Olivetti, intanto, è il secondo produttore mondiale di personal computer e il titolo, in Borsa, raggiunge il suo massimo storico. All’Ingegnere, l’Italia comincia a andargli stretta, ambisce a un ruolo in Europa e nel gennaio 1988 tenta l’assalto alla Société Générale de Belgique, un gigantesco gruppo con base a Bruxelles da cui dipende circa un terzo dell’economia belga. Convinto di avere la vittoria in mano, De Benedetti il 14 aprile, in occasione dell’assemblea degli azionisti, si accorge di avere sbagliato i calcoli e di non riuscire a raggiungere la maggioranza: un errore che gli costa 1.000 miliardi di lire. Nel 1993, in piena bufera Tangentopoli, presenta al pool di Mani Pulite un memoriale in cui ammette il pagamento di 10 miliardi di lire in tangenti ai Partiti di governo e funzionale all’ottenimento di una commessa dalle Poste, consistente in telescriventi e computer. È iscritto nell’elenco degli indagati ma non viene mai a processato. 

3 commenti

3 commenti

  1. INeuropa:

    Sismi: gli avvocato di CIR, ENI e Banca Carige spiati dai servizi segreti
    “Sismi: Altana Pietro colpisce ancora”.
    Articolo/scoop tratto dal portale Indymedia al link:
    http://piemonte.indymedia.org/article/9264

    Dall’edizione odierna (29 giugno 2010) del quotidiano Il Corriere Mercantile di Genova:
    “SPY Story – I soci di un notissimo studio legale genovese hanno denunciato un’intrusione informatica e la sparizione di documenti. Avvocati spiati scatta la perquisizione. La Digos sequestra vario materiale nella casa di Pietro Altana ex informatore del Sismi”
    L’ex dipendente del Sismi (e probabilmente anche Sisde) che ha spiato per anni gli iraniani, centri sociali, società dell’alta finanza, e noti avvocati è stato pizzicato dalla Polizia Postale a saccheggiare via telematica documenti riservati degli avvocati di fiducia di Carlo De Benedetti (CIR) e di Banca Carige: lo studio legale Roppo & Canepa, fondato dagli avvocati Vincenzo Roppo e Paolo Canepa. Quest’ultimo è anche fratello di Anna Canepa (il magistrato che nel 2004 ha fatto arrestare e condannare l’agente del Sismi).
    Da quanto si sussurra in ambienti vicini alla Procura della Repubblica di Genova pare che l’Altana avesse anche spiato da vicino Roppo & Canepa facendo l’addetto alle pulizie negli uffici della nota law firm nel corso dell’operazione Sismi “Cavallo di Troia” (uscito anche un articolo quì su Indymedia e alcuni articoli su Il Secolo XIX e su Milano Finanza).
    continua …

  2. INeuropa:

    Sismi: gli avvocati di CIR, ENI e Banca Carige spiati dai servizi segreti
    “Sismi: Altana Pietro colpisce ancora”.
    Articolo/scoop tratto dal portale Indymedia al link:
    http://piemonte.indymedia.org/article/9264
    Dall’edizione del 29 giugno 2010 del quotidiano Il Corriere Mercantile di Genova:
    “SPY Story – I soci di un notissimo studio legale genovese hanno denunciato un’intrusione informatica e la sparizione di documenti. Avvocati spiati scatta la perquisizione. La Digos sequestra vario materiale nella casa di Pietro Altana ex informatore del Sismi”
    L’ex dipendente del Sismi (e probabilmente anche Sisde) che ha spiato per anni gli iraniani, centri sociali, società dell’alta finanza, e noti avvocati è stato pizzicato dalla Polizia Postale a saccheggiare via telematica documenti riservati degli avvocati di fiducia di Carlo De Benedetti (CIR), di Banca Carige e dell’ENI: lo studio legale Roppo & Canepa, fondato dagli avvocati Vincenzo Roppo e Paolo Canepa. Quest’ultimo è anche fratello di Anna Canepa (il magistrato che nel 2004 ha fatto arrestare e condannare l’agente del Sismi).
    Da quanto si sussurra in ambienti vicini alla Procura della Repubblica di Genova pare che l’Altana avesse anche spiato da vicino Roppo & Canepa facendo l’addetto alle pulizie negli uffici della nota law firm nel corso dell’operazione Sismi “Cavallo di Troia” (uscito anche un articolo quì su Indymedia e alcuni articoli su Il Secolo XIX e su Milano Finanza).
    continua ,,,

  3. Marco:

    Ma siete folli????Questo è un pappone di stato,non sa neanche cosa sia un industria.Fa parte delle più oscure e ridicole pagine del capitalismo Italiano.Una su tutte le telescriventi vendute allo stato……PATETICI.

Lascia un commento


*obbligatorio