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	<title>Commenti a: Cicciolina sbarca sulla Luna</title>
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		<title>Di: manuel</title>
		<link>http://www.retrovisore.net/costume/cicciolina-sbarca-sulla-luna/comment-page-1/#comment-29</link>
		<dc:creator>manuel</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 14:46:30 +0000</pubDate>
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		<description>La Staller e Radio Luna, in realtà, sdoganarono l’anima porca esistente in tutti gli italiani e le italiane, ma ancora repressa da una cultura cattolica dove il senso del peccato e quello di colpa convivevano trionfanti. Nel talamo nuziale (e anche fuori) tutto era lecito ma pubblicamente nulla andava rivendicato, secondo vecchie regole fascistoidi del “si fa ma non si dice” e del “gran signora in salotto, gran puttana a letto”.
Se prendiamo esempio dal cinema, che ha saputo leggere la società italiana spesso meglio di mille trattati di sociologia, in quegli anni da un lato Fellini metteva il pubblico delle sale sotto un enorme lettone a masturbarsi su immagini di dive prosperose (sogno di libertà e libertinaggio, la fantasia al potere dalla cintola in giù), dall’altro si continuava a mostrare, ma solo dal buco della serratura, ogni ben di Dio, perché altro non si doveva pretendere e l’attività da voyer era il massimo dell’estensione del pensiero e… di qualcos’altro. Insomma, convivono il Casanova fellinaino e la bella Ubalda tutta calda. Sono gli anni in cui, contro il perbenismo e l’ipocrisia, Cesare Zavattini va alla radio della Rai e afferma, perentoriamente, “CAZZO!”, per scardinare i meccanismi della falsità rispetto alla sua amata “veritààààà”.
Sì, certo, prima della Staller c’erano state altre figure più o meno conturbanti (e mi rendo conto che fino a qui la storia è tutta al maschile, ma ancora pochi anni e la pars femminea ribalterà tutto, per fortuna) purché fedeli al motto “guardare e non toccare”. Proprio perché più note, più dive, più belle, più tutto insomma, della Staller, restavano solo nelle italiche fantasie frustrate e non scendevano a livello terreno.
Qualche esempio? Nessun italiano ha mai avuto al suo fianco un’Anita Ekberg che lo invita: “Marcello, come here!”, a ribattezzarsi nella fontana di Trevi, così come nessuno ha sposato una Abbe Lane che a ogni colpo d’anca in pista da ballo suscitava sospiri non certo pudichi. E anche i casi più, come dire, nazional-popolari, restavano nella sfera aurea dei sogni nel cassetto maschil-italiota: da quello delle quattro gambissime delle gemelle Kessler a quello dell’ombelico tuca-tuca di Raffaella Carrà, magari passando per le labbra tremule di Jula De Palma che sussurrava “Tua” creando scompiglio all’allegra famigliola che vedeva in tv il Festival di Sanremo.
Ecco, la Staller, lo Schicchi e chi per loro hanno capito che era giunto il momento di… passare all’azione. Basta sogni solo maschili, e soprattutto basta sogni. Lo Schicchi, pur non avendo l’arguzia intellettuale di Flajano e Maccari, che sentenziavano al tavolino di un bar di via Veneto “Fotti, non parole”, applicò proprio questo principio. E gli italiani scoprirono che sotto la cinta c’era vita reale, e le donne che non dovevano più, finalmente nascondere desideri e voglie ma rivendicare il nuovo motto “Lo fò per piacer mio”!
Quanto alla Staller, era bella come mille altre e questo fu sconvolgente: passare dai sogni irrealizzabili con Anitona a quelli casalinghi con Cicciolina fu più facile e alla portata di tutti.
Snaporaz</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La Staller e Radio Luna, in realtà, sdoganarono l’anima porca esistente in tutti gli italiani e le italiane, ma ancora repressa da una cultura cattolica dove il senso del peccato e quello di colpa convivevano trionfanti. Nel talamo nuziale (e anche fuori) tutto era lecito ma pubblicamente nulla andava rivendicato, secondo vecchie regole fascistoidi del “si fa ma non si dice” e del “gran signora in salotto, gran puttana a letto”.<br />
Se prendiamo esempio dal cinema, che ha saputo leggere la società italiana spesso meglio di mille trattati di sociologia, in quegli anni da un lato Fellini metteva il pubblico delle sale sotto un enorme lettone a masturbarsi su immagini di dive prosperose (sogno di libertà e libertinaggio, la fantasia al potere dalla cintola in giù), dall’altro si continuava a mostrare, ma solo dal buco della serratura, ogni ben di Dio, perché altro non si doveva pretendere e l’attività da voyer era il massimo dell’estensione del pensiero e… di qualcos’altro. Insomma, convivono il Casanova fellinaino e la bella Ubalda tutta calda. Sono gli anni in cui, contro il perbenismo e l’ipocrisia, Cesare Zavattini va alla radio della Rai e afferma, perentoriamente, “CAZZO!”, per scardinare i meccanismi della falsità rispetto alla sua amata “veritààààà”.<br />
Sì, certo, prima della Staller c’erano state altre figure più o meno conturbanti (e mi rendo conto che fino a qui la storia è tutta al maschile, ma ancora pochi anni e la pars femminea ribalterà tutto, per fortuna) purché fedeli al motto “guardare e non toccare”. Proprio perché più note, più dive, più belle, più tutto insomma, della Staller, restavano solo nelle italiche fantasie frustrate e non scendevano a livello terreno.<br />
Qualche esempio? Nessun italiano ha mai avuto al suo fianco un’Anita Ekberg che lo invita: “Marcello, come here!”, a ribattezzarsi nella fontana di Trevi, così come nessuno ha sposato una Abbe Lane che a ogni colpo d’anca in pista da ballo suscitava sospiri non certo pudichi. E anche i casi più, come dire, nazional-popolari, restavano nella sfera aurea dei sogni nel cassetto maschil-italiota: da quello delle quattro gambissime delle gemelle Kessler a quello dell’ombelico tuca-tuca di Raffaella Carrà, magari passando per le labbra tremule di Jula De Palma che sussurrava “Tua” creando scompiglio all’allegra famigliola che vedeva in tv il Festival di Sanremo.<br />
Ecco, la Staller, lo Schicchi e chi per loro hanno capito che era giunto il momento di… passare all’azione. Basta sogni solo maschili, e soprattutto basta sogni. Lo Schicchi, pur non avendo l’arguzia intellettuale di Flajano e Maccari, che sentenziavano al tavolino di un bar di via Veneto “Fotti, non parole”, applicò proprio questo principio. E gli italiani scoprirono che sotto la cinta c’era vita reale, e le donne che non dovevano più, finalmente nascondere desideri e voglie ma rivendicare il nuovo motto “Lo fò per piacer mio”!<br />
Quanto alla Staller, era bella come mille altre e questo fu sconvolgente: passare dai sogni irrealizzabili con Anitona a quelli casalinghi con Cicciolina fu più facile e alla portata di tutti.<br />
Snaporaz</p>
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		<title>Di: K.</title>
		<link>http://www.retrovisore.net/costume/cicciolina-sbarca-sulla-luna/comment-page-1/#comment-28</link>
		<dc:creator>K.</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 14:43:43 +0000</pubDate>
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		<description>Una volta Pannella candidava Cicciolina.
Poi è passato a Capezzone.
Lei poi si è data al porno.
Lui si è dato a Silvio.
Entrambi, si può dire, hanno dato via il .....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta Pannella candidava Cicciolina.<br />
Poi è passato a Capezzone.<br />
Lei poi si è data al porno.<br />
Lui si è dato a Silvio.<br />
Entrambi, si può dire, hanno dato via il &#8230;..</p>
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