Cicciolina sbarca sulla Luna

Ilona Staller, che nel 1974 lascia l’Ungheria per sbarcare in Italia e cercare di affermarsi come modella, muove i primi passi per la sua trasformazione a sex symbol alla radio. L’amico Riccardo Schicchi, che diventerà il suo manager, la presenta ai responsabili di Radio Luna di Roma, una delle prime emittenti private e con un discreto seguito nella Capitale. Il direttore, attratto dall’accento straniero, le affida la trasmissione notturna Voulez-vous coucher avec moi, dove Ilona, con il suo fare da bambinotta svanita, consiglia su come fare l’amore: la prima puntata va in onda la notte del 30 ottobre 1975. Ed è proprio quella notte che nasce Cicciolina: la Staller, infatti, inizia subito a chiamare cicciolini gli ascoltatori. La trasmissione ha un seguito impressionante: i primi sono i taxisti, i fornai, i casellanti dell’autostrada, gli autotrasportatori, tutta gente costretta a lavorare di notte. Il passaparola e velocissimo e loro sono i primi “cicciolini” adottati dalla biondissima ungherese che – particolare da non tralasciare – non sapevano nemmeno che fosse, non l’avevano mai vista in faccia, se la immaginavano e basta. Radio Luna, che fu la prima syndacation ante litteram, inizia ad acquista frequenze e Voulez-vous coucher avec moi  comincia ad essere ascoltata anche a Milano, Torino, Genova, Firenze e Bologna, secondo la rivista specializzata Millecanali, dalle 23,30, orario d’inizio della trasmissione condotta dalla Staller, oltre il 45% degli apparecchi radio di queste città sono sintonizzati su Radio Luna. Pochi mesi dopo l’esordio del ‘fenomeno Staller’, ormai per tutti Cicciolina, iniziano a occuparsene giornali e tv dove Ilona si presenta sempre meno vestita: Enzo Biagi la ospita nel suo programma televisivo Proibito, radio e tv arrivavano da tutte le parti del mondo per intervistarla. Nella sua biografia ha scritto: «Radio Luna mi consegnò ufficialmente le chiavi del successo, ma nonostante il lavoro andasse a gonfie vele, avevamo pochi soldi». E così Le Ore, rivista porno tra le più vendute dell’epoca, la ingaggia per un servizio fotografico completamente nuda, il numero va subito esaurito. Schicchi capisce che è il momento di osare e passa al cinema. Cicciolina amore mio si rivela un flop perché poco porno: la gente, da lei, si aspettava di più, molto di più. Segue Telefono rosso che, molto più spinto, sbanca il botteghino. Cicciolina è la regina del porno e Schicchi fa soldi a palate con la sua agenzia, la Diva Futura, creando altre porno star tra cui Moana Pozzi. Nell’87, in occasione delle elezioni politiche, Pannella la candida nel Partito radicale: la Staller viene eletta con 22.000 preferenze, seconda solo al leader radicale.

 

2 commenti

2 commenti

  1. K.:

    Una volta Pannella candidava Cicciolina.
    Poi è passato a Capezzone.
    Lei poi si è data al porno.
    Lui si è dato a Silvio.
    Entrambi, si può dire, hanno dato via il …..

  2. manuel:

    La Staller e Radio Luna, in realtà, sdoganarono l’anima porca esistente in tutti gli italiani e le italiane, ma ancora repressa da una cultura cattolica dove il senso del peccato e quello di colpa convivevano trionfanti. Nel talamo nuziale (e anche fuori) tutto era lecito ma pubblicamente nulla andava rivendicato, secondo vecchie regole fascistoidi del “si fa ma non si dice” e del “gran signora in salotto, gran puttana a letto”.
    Se prendiamo esempio dal cinema, che ha saputo leggere la società italiana spesso meglio di mille trattati di sociologia, in quegli anni da un lato Fellini metteva il pubblico delle sale sotto un enorme lettone a masturbarsi su immagini di dive prosperose (sogno di libertà e libertinaggio, la fantasia al potere dalla cintola in giù), dall’altro si continuava a mostrare, ma solo dal buco della serratura, ogni ben di Dio, perché altro non si doveva pretendere e l’attività da voyer era il massimo dell’estensione del pensiero e… di qualcos’altro. Insomma, convivono il Casanova fellinaino e la bella Ubalda tutta calda. Sono gli anni in cui, contro il perbenismo e l’ipocrisia, Cesare Zavattini va alla radio della Rai e afferma, perentoriamente, “CAZZO!”, per scardinare i meccanismi della falsità rispetto alla sua amata “veritààààà”.
    Sì, certo, prima della Staller c’erano state altre figure più o meno conturbanti (e mi rendo conto che fino a qui la storia è tutta al maschile, ma ancora pochi anni e la pars femminea ribalterà tutto, per fortuna) purché fedeli al motto “guardare e non toccare”. Proprio perché più note, più dive, più belle, più tutto insomma, della Staller, restavano solo nelle italiche fantasie frustrate e non scendevano a livello terreno.
    Qualche esempio? Nessun italiano ha mai avuto al suo fianco un’Anita Ekberg che lo invita: “Marcello, come here!”, a ribattezzarsi nella fontana di Trevi, così come nessuno ha sposato una Abbe Lane che a ogni colpo d’anca in pista da ballo suscitava sospiri non certo pudichi. E anche i casi più, come dire, nazional-popolari, restavano nella sfera aurea dei sogni nel cassetto maschil-italiota: da quello delle quattro gambissime delle gemelle Kessler a quello dell’ombelico tuca-tuca di Raffaella Carrà, magari passando per le labbra tremule di Jula De Palma che sussurrava “Tua” creando scompiglio all’allegra famigliola che vedeva in tv il Festival di Sanremo.
    Ecco, la Staller, lo Schicchi e chi per loro hanno capito che era giunto il momento di… passare all’azione. Basta sogni solo maschili, e soprattutto basta sogni. Lo Schicchi, pur non avendo l’arguzia intellettuale di Flajano e Maccari, che sentenziavano al tavolino di un bar di via Veneto “Fotti, non parole”, applicò proprio questo principio. E gli italiani scoprirono che sotto la cinta c’era vita reale, e le donne che non dovevano più, finalmente nascondere desideri e voglie ma rivendicare il nuovo motto “Lo fò per piacer mio”!
    Quanto alla Staller, era bella come mille altre e questo fu sconvolgente: passare dai sogni irrealizzabili con Anitona a quelli casalinghi con Cicciolina fu più facile e alla portata di tutti.
    Snaporaz

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