Arriva il Moplen e l’Italia si colora

Un’invenzione da nome difficile, polipropilene, diventa simbolo di un’Italia in movimento: sospesa tra la povertà del passato e la voglia di futuro. È l’11 marzo del 1954 quando Giulio Natta, futuro premio Nobel per la chimica (nel 1963) scrive sulla sua agenda: «Fatto il polipropilene». Il nuovo prodotto, che in seguito sarebbe stato chiamato Moplen, serve a fare di tutto: stoviglie, componenti per le auto, bacinelle per l’acquaio, giocattoli, divertente, tanto che a fare da testimoniale è stato scelto un comico: Gino Bramieri. E, soprattutto, colora la vita degli italiani in quelli che sono stati chiamati, grazie appunto a questa invenzione, gli “anni di plastica”. Anni importanti, in cui cominciano le trasmissioni televisive, si modificano anche ruoli tradizionalmente immutabili, come il lavoro delle donne, nasceva il weekend e, per la prima e unica volta (se si esclude l’Olivetti) grazie al Moplen l’Italia è all’avanguardia mondiale in una tecnologia innovativa. La scoperta è possibile grazie ai finanziamenti della Montecatini guidata da Piero Giustiniani, manager appassionato di ricerca, che capisce al volo come quella nuova materia avrebbe sostituito in centinaia di applicazioni legno, vetro, acciaio, bachelite. E così, con un tempismo incredibile, pochi anni dopo la scoperta a Ferrara è inaugurato il primo impianto per la produzione di polipropilene che l’anno successivo, nel 1958, produce le prime 10 mila tonnellate. Il Moplen si è affermato in tutto il mondo con una serie di prodotti che hanno cambiato la nostra vita quotidiana e ancora oggi, a distanza di oltre cinquant’anni dalla sua nascita, continua a essere protagonista: visto che le tonnellate prodotte quest’anno sono la bellezza di 61 milioni. Chi è morta invece è la Montecatini, diventata via via Montedison e Hi-Mont, a causa delle peripezie vissute della chimica italiana, che aveva buoni prodotti, ottima tecnologia ma troppi manager inadeguati capaci solo di delapidare un grande patrimonio industriale. Oggi il marchio Moplen è di proprietà della Basell che ha ereditato tutti gli stabilimenti Montecatini, anche quello dove di Ferrara dove Natta lavorava e dove è nato il “nipote” del polipropilene: si chiama Cataloy, ed è la plastica del futuro perché più flessibile e resistente dello stesso Moplen.

un commento

1 commento

  1. memy:

    Anni ’60 … finalmente a tavola noi cinque fratelli non litighiamo più per il bicchiere .. ognuno ha il suo … vivacissimo … colore … e ognuno si identifica nel colore prescelto … Che bello !!

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