La storia la cambiano i killer

La storia italiana sarebbe stata sicuramente diversa se non avessero ammazzato

Enrico Mattei                                                            27 ottobre 1962

Aldo Moro                                                                  9 maggio 1978

Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I                  28 settembre 1978

Roberto Calvi                                                            17 giugno 1982

Michele Sindona                                                        22 marzo 1986

Giovanni Falcone                                                     23 maggio 1992

Paolo Borsellino                                                          19 luglio 1992

Raul Gardini                                                                23 luglio 1993

9 commenti

9 commenti

  1. snaporaz:

    Beh, sì, certo, se non li avessero ammazzati… Anche se, fino a prova contraria, sulla morte di Albino Luciani dobbiamo attenerci ai responsi officiali. Il sospetto è lecito ma non possiamo dire che davvero sia stato ucciso.
    Per il resto, la storia sarebbe cambiata anche se non avessero ammazzato a piazza Fontana, alla stazione di Bologna, in piazza a Brescia, sul treno Italicus e così via. Ma a che serve dirlo? Credo che sia più terribile un altro versante di queste storie: il fatto che non sappiamo ancora come siano andate per davvero le cose.
    Io, per esempio, sono nato pochi anni dopo il delitto Montesi (1953). Mi sai dire chi è stato? Ora, se uno nasce e vive in un Paese dove non si trovano quasi mai i colpevoli, che senso può avere dello Stato, delle istituzioni, della legalità? Forse è questo che all’Italia manca, il senso della Storia, perché ogni storia non finisce, resta sospesa, coi suoi rovelli insoluti che generano dubbi e fantasticherie, fino alle tesi di complotti o alle dietrologie. Viviamo con l'”ombra addosso”, l’ombra di quello che non è mai stato chiarito, incombente ma impalpabile. Non credo sia bello vivere così, no?
    Snaporaz

  2. Fabio:

    No, la storia italiana non sarebbe stata diversa.
    La storia italiana non è mai diversa da se stessa.
    L’Italia è il Paese della controrivoluzione, sempre e a ogni livello, sia che si parli di Garibaldi sia che si parli di Arrigo Sacchi.
    Al posto della rivoluzione, il Gattopardo, a prescindere.
    Al posto di Robespierre, tutt’al più Masaniello.
    Se queste persone non fossero state uccise, si sarebbe trovato un modo per spegnerle progressivamente, per renderle inoffensive. Per costringerle a urlare dietro un vetro.
    Succede tutti i giorni.

  3. ludo:

    a proposito di italia e dei suoi pozzi neri, vi invito a leggere un saggio: gotico mediterraneo,di amssimo scotti, ed.diabasis in collaborazione con dante &descartes. se il libro, come credo, è all’altezza della presentazione alla quale ho assistito ieri è, tra le altre cose, un’interessante lettura dell’italia, attraverso storie altomedievali narrate da viandanti raffinati che identificano l’italia in luogo di misteri e gli italiani nei suoi figli diabolici. può essere una traccia per capire

  4. pino casamassima:

    Se Moro…

    Solo l’arte – perché ha il grande, unico privilegio di dover render conto solo a se stessa – può permettersi il lusso del “se”: quell’ipotetico che per la storia è invece impronunciabile come una bestemmia in chiesa. Concediamoci dunque un divertissement artistico, utilizzando la chiave del “se” come passepartout per aprire le porte chiuse della storia.
    Una di queste porte ci intriga più di altre, perché da tempo rovistiamo nelle stanze attigue: quelle degli anni di piombo. Ma pure quelle della Repubblica di Salò e della “Resistenza tradita”, del 68 e del 77, così come del neofascismo e di quel Pci al tempo del più grande partito comunista d’occidente.
    Ma quella porta ci attira di più. E apriamola dunque col magico “se”. Dentro conserva la storia di Moro lasciato libero dalle Brigate rosse.
    (Come, artisticamente appunto, aveva potuto permettersi di immaginare Bellocchio col suo “Buongiorno notte”).
    E se Bellocchio si fermava lì, con Moro che trotterellava libero in una Roma distratta di prima mattina, noi immaginiamo invece cosa sarebbe successo da quel momento in poi.
    Come sappiamo dai suoi numerosi e autorevoli esponenti che nel corso di 30 anni ci hanno spiegato più verità – come i pentiti, quali spesso sono, a cominciare da un emerito presidente… -, la Democrazia cristiana, nel caso in cui il suo presidente fosse stato lasciato inopinatamente libero, aveva già pronto il “piano B”: il suo “impacchettamento” con conseguente internamento in una clinica svizzera. Qui, “l’insavio” Moro sarebbe stato sottoposto a un salutare lavaggio del cervello che gli avrebbe fatto abiurare tutte quelle brutte cose dette contro gli uomini del suo (ex) partito. Ma nonostante ciò, nonostante lo zelante piano “B” democristiano, la liberazione di Moro avrebbe “liberato” tante di quelle dinamiche politiche da stravolgere completamente la futura storia d’Italia. Come? Per brevità limiteremo lo sguardo, soffermandoci sugli affetti più clamorosi. E evidenti per chi – almeno un po’ – conosce la storia d’Italia, almeno da Portella delle Ginestre fino a quel 9 maggio 1978. Dunque, Rewind Moro; che gli sarebbe successo? Dopo il programmato “lavaggio svizzero”, l’ex presidente della Dc (ex perché da quella carica dimessosi durante la prigionia) sarebbe stato il cavallo comunista per la presidenza della Repubblica. E, lì congelato, avrebbe evitato di squartare il suo ex partito, spellando la pelle, muso per muso, a ognuno dei suoi ex “amici”. La prima Repubblica sarebbe quindi sopravvissuta (ché, come sappiamo tutti, e con buonapace di Tonino l’azzeccavalori, la prima Repubblica muore in quei giorni del maggio 78, non nella primavera milanese del 92, brutta stagione causa mani pulite introvabili) e Dc e Pci avrebbero quindi dato vita a quel compromesso storico che ormai non aveva più bisogno dei suoi stessi genitori: Enrico Berlinguer e Aldo Moro.
    A gestire l’Italia futura sarebbero stati altri democristiani, altri comunisti, che alla fine avrebbero azzerato “naturalmente” gli altri partitini, perché la Dc non avrebbe avuto più bisogno di stampelle, ampiamente sorreggendosi – vicendevolmente – col Pci (con buonapace del Psi). Non ci sarebbe stata quindi “mani pulite” e la concertazione sociale non avrebbe trovato più alcun ostacolo.
    (Trent’anni dopo, forse, Dc e Pci sarebbero approdati comunque in un partito unico, il Pd – come ipotizzato da un audace D’Alema in vena di esercitare massicciamente e da vero artista il “se” – ma questo è appunto un uso troppo disinvolto – utilitaristico – e spregiudicato del “se”).
    Va da sé – da sé, non da se, precisazione necessaria in questo caso – che in un contesto simile le Br avrebbero avuto più acqua in cui nuotare. Perché, di fatto, avrebbero rappresentato l’unica opposizione. Un po’ vivace, “s’intende”.
    Liberando Moro, le Br sarebbero tornate ad incarnare nell’immaginario collettivo di fabbrica e non l’iniziale Robin Hood. Quel simpaticone comunista col vizio di togliere ai ricchi per dare ai poveri che tanti consensi aveva mietuto fino a quel 9 maggio: sequestrando un dirigente Alfa e chiedendo in cambio della sua liberazione il ritiro di 500 licenziamenti dagli stabilimenti di Arese, oppure legando con una catena ai cancelli fuori delle fabbrica un tirannoide capetto della Marelli con tanto di cartello addosso: “sono un servo dei padroni”; cartello identico a quello appeso a un servizievole e vessatorio caporeparto Fiat dopo avergli preventivamente bruciato la fiammante “Ritmo”. Consensi quantificabili in migliaia di operai e contadini e insegnanti e studenti e artigiani e impiegati vari. Consensi che avevano superato anche lo shock dell’omicidio Coco. (Dopo che era stato spiegato perché era stato “punito” il capo della procura di Genova: Coco era infatti venuto meno al patto con le Br, quando loro, i brigatisti, avevano rispettato gli accordi liberando il giudice Sossi, ma lui, per conto dello Stato, aveva bloccato la liberazione dei detenuti indicati dalle Br). Consensi che al reparto carrozzerie di Mirafiori s’erano manifestati tirando il collo ad alcune bottiglie tenute da conto per le grandi occasioni, alla notizia del sequestro Moro.
    “Se” Moro fosse stato lasciato libero dalle Br, non ci sarebbero poi stati tutti quei morti ammazzati sull’altare della deriva militarista brigatista. Ché, chi ricorda che le Br finirono con Moro, ricorda malissimo, fuorviato com’è dalla cattiva informazione e dalla colpevole propaganda: il “dopo Moro”, per le Br significa una recrudescenza da alzo zero come mai prima. La sopravvivenza passa per la morte. Nel senso che, uccidendo Moro le Br uccidono un percorso politico, il loro (ancora figlio della prima risoluzione strategica nonostante la produzione delle successive “risoluzioni”), e devono quindi “accettare la propria esistenza” imponendola con la morte. Insomma, si spara, si uccide per dire “ci siamo”, “esistiamo”; Un’esistenza che arriva a sdoppiarsi, triplicarsi, come cellula cancerogena impazzita: a Milano la colonna Walter Alasia si stacca dalla “casa madre” rivendicando una propria linea politica (laddove per politica s’intende “chi” è bene uccidere, non altro!), così come nel nord est dei tanti miracoli, nasce il bambin “BR-PCC” (partito comunista combattente, della Balzerani e Semeria), mentre al centro sud il criminologo consulente dello Stato Giovanni Senzani raccoglie sotto il tetto delle Br-PG (partito guerriglia) gli sfrattati delle tante rivoluzioni mancate, Nap compresi. Entrambi affermeranno la propria esistenza uccidendo. Uccidendo e basta. Finché saranno battuti (anche militarmente, ché politicamente lo erano già stati da tempo col “ritiro” di quel “consenso” cresciuto esponenzialmente dal rogo dei camion della Pirelli al sequestro Moro) da quello Stato che mai avrebbe potuto perdere.
    Ecco, tutto questo, “se” Moro fosse stato lasciato libero non sarebbe accaduto. Non ci sarebbero stati i morti serviti alla sopravvivenza di bande di sbandati (BR-PCC, BR-PG, WA, UCC) fino al 1988, cioè quando già da anni i “capi storici” avevano dichiarata “finita” la “guerra”.
    Agli scettici, la cui mamma è sempre incinta, ricordiamo che Moro libero avrebbe significato che nelle Br era passata la linea dei “politici” non dei “militaristi”: di quelli cioè che volevano il coinvolgimento del “movimento”, non la supremazia, la guida del partito “manu militari”. Oltre a risparmiarsi molti morti – da coniugare con la recrudescenza, l’imbarbarimento dello stesso stato attraverso l’uso nelle carceri della tortura dal sequesto Dozier in avanti – l’Italia delle Br tornate Robin Hood si sarebbe risparmiata anche tanti scandali, tante ruberie, tanti furti legalizzati, tanti soprusi nei posti di lavoro, tante ore di sciopero. Perché? Ma perché col “partito unico Pci-Dc – come detto – l’unica vera opposizione sarebbe stata esercitata proprio da loro, dalle Br. Che avevano sempre inteso in modo perlomeno “singolare” l’opposizione. Insomma, a chi sarebbe mai piaciuto essere legato come un salame fuori da una fabbrica, un ministero, un ospedale con tanto di vergognoso cartello appeso al collo? Rubare, trafficare, prendere mazzette, voti di scambio, ricatti, estorsioni, malvessazioni, concussioni, perfino abigeati! Col rischio di finire magari con un cartello al collo davanti al ludibrio di tutti o peggio col ginocchio da rifare? Ma va! Meglio praticare “il piacere dell’onestà”!
    Invece, come un novello “Train de vie”, così non è andata. Quel “se” è rimasto “se”. (Anche se poi, a pensarci bene, mica lo sappiamo davvero “come è andata”)…

  5. K.:

    Fermo restando che per buttare nel cesso il futuro di un paese è bene usare i Servizi, per chiedersi se sarebbe cambiato qualcosa basta pensare a cosa sarebbe successo se fossero ancora vivi.
    Mattei: presidente dell’Inter, che ora avrebbe 28 scudetti e qualche coppa non ricoperta di polvere. Moratti sarebbe fallito, abiterebbe a Rho, lavorerebbe ad Arese e sarebbe un cassintegrato dell’Alfa Romeo. Mattei, dopo aver sacrificato un paio di teste per superare Tangentopoli, sarebbe l’Abramovich italiano e avrebbe un figlio fatto a forma di Corona.
    Moro: il film si sarebbe chiamato “I divi”.
    Luciani: sarebbe ancora papa, Wojtyla non sarebbe mai esistito e le messe sarebbero ancora in latino.
    Calvi: ministro degli Esteri in tutti e sette i governi Berlusconi.
    Sindona: Economia in tutti e sette i governi Berlusconi.
    Gardini: avrebbe rilevato prima la Cirio e poi la Parmalat, che sarebbero comunque cadute in disgrazia, poi avrebbe mollato tutto e si sarebbe ritirato in un esilio dorato in Svizzera, a due passi da Mina, a parlare del passato.

    Falcone e Borsellino: in questa lista di delinquenti, sarebbero stati gli unici a poter davvero cambiare qualcosa. Ma molto probabilmente, come dice giustamente Fabio, sarebbero ridotti a urlare dietro un vetro.

    Morale: non sarebbe cambiato niente. La storia – non solo la nostra – fagocita volti e storie, si nutre di eroi e presunti tali, mascalzoni e santi. Per cucinarli usa bombe, veleni, siringhe e proiettili, per ingoiarli usa magari lo Stato come forchetta e la Mafia come coltello, i Servizi come cucchiaio, il Vaticano come digestivo. Ogni tanto usa ricette straniere.
    La storia è grassa. E poco male se dal menù sparisce anche un Papa. Morto uno, se ne fa un altro.

  6. snaporaz:

    Allora, visto che con i “se” qui si fa la Storia, provate a dirmi se:
    se Bongiorno avesse detto, anziché “Allegria”, “Riflettiamo un po’”;
    se Curcio avesse studiato un po’ di più a Trento;
    se l’arbitro di Italia-Australia non avesse dato il rigore che non c’era…;
    se Craxi si fosse ricordato dei valori del socialismo e non della borsa valori di Berlusconi;
    se Clinton fosse apparso in tv e, guardando sotto il tavolo con beatitudine, avesse confessato: “Ehi, ragazzi, ma lo sapete che è una delizia?”;
    se Hillary, altrettanto candidamente, guardando sotto il suo di tavolo: “Yeah, vale anche per noi girls, ha ragione!”;
    se Giovanni Paolo II avesse detto: “Va bene, il comunismo lo abbiamo battuto, ma per gli altri c’è il giudizio universale, avanti, tutti in fila che si comincia”;
    se il signor Mc Donald’s avesse fame davvero;
    se invadendo la Cecoslovacchia, i carri armati di Breznev si fossero trovati davanti solo una marea infinita di hippie nudi, menefreghisti e con la chitarra in mano;
    se i cinesi fossero davvero comunisti;
    se i cinesi la smettessero col comunismo;
    se i nostri governanti la piantassero di voler legiferare contro la prostituzione in strada per poi andarsene in hotel a 5 stelle con la escort di turno;
    se anziché dire che viviamo in un Paese meraviglioso dicessimo, più prudentemente, che viviamo in uno dei molti Paesi belli della Terra;
    se Gheddafi fosse nato ad Abbiategrasso;
    se Abbiategrasso si chiamasse Abbiatefosforo;
    se Abbiatefosforo fosse la capitale mondiale della cultura;
    se le scimmie parlassero e guardandoci emettessero giudizi di disapprovazione;
    se Valpreda quel giorno avesse avuto la possibilità di dire: “Ecco, questo è il mio alibi, sbirri cretini e adesso voglio, anzi esigo, che troviate il colpevole im-me-dia-ta-men-te”;
    se Bossi ammettesse: “Non me l’aspettavo che questo Paese fosse così pieno di imbecilli pronti a credere in me”;
    se (ultime parole dell’ultimo film di Fellini) tutti facessimo un po’ di silenzio…
    Snaporaz

  7. K.:

    D’accordissimo.
    Però se Calvi&Sindona avessero investito nella moda e fossero stati i precursori di Dolce&Gabbana, oggi gireremmo tutti con le mutande griffate C&S.

  8. sasaki:

    Capisco sia sciocco ed ingenuo pensare il contrario ma dare per “ammazzato” Albino Luciani è coraggioso :) guarda che l’Opus Dei è sempre dietro l’angolo.
    s.

  9. luca:

    Sostanzialmente hai ragione, Sasaki, solo che i libri sull’omicidio di Papa Luciani si sprecano. Il migliore – che consiglio a tutti di leggere – è quello del giornalista inglese David Yallop, “In nome di Dio”, dove vengono raccolta un sacco di testimonianze, tipo quella del segretario particolare che disse «Una dose eccessiva di calmanti ha ucciso il papa», oppure la dichiarazione di una stretta parente di Luciani «L’hanno ammazzato perché voleva cambiare le cose» mentre «Infarto del miocardio» fu l’annuncio ufficiale del Vaticano alla stampa mondiale. Prima di beccare il sottoscritto, la Cei ha da lavorare…

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