Ordine compagni!

 

 

«Ordine compagni!» è la frase che risuona tra i cordoni di manifestanti incaricati di salvaguardare la compattezza e la sicurezza del corteo. Il Servizio d’ordine si identifica quindi come il braccio armato che coordina e protegge studenti e operai scesi in piazza, i rivoluzionari, i ribelli, i sognatori. Milita in prima fila, diffonde e produce controinformazione, all’occorrenza si scontra con fascisti e polizia nel nome della giustizia e del progresso.

Ho voluto ricostruire il panorama culturale e politico di quegli anni intervistando e raccogliendo testimonianze (rimaste rigorosamente anonime) di chi quel periodo lo ha vissuto davvero, in entrambe le barricate.

Un ex-cursus storico – dal 1968 al 1977 – dove risuonano i nomi di Mario Capanna e dei fratelli Bellini a Milano, i movimenti della sinistra extraparlamentare e l’unione tra operai e studenti, le tragiche vicende degli omicidi di Francesco Lo Russo a Bologna, Giorgiana Masi a Roma, passando dall’assalto al Teatro alla Scala alla strage di piazza Fontana, da Radio Alice alla battaglia di Valle Giulia, oltre alle occupazioni delle università italiane, i veri simboli da cui partì la rivolta.

«C’erano anche momenti di gioia immensa, la provavo in tutte le manifestazioni: quando tutti insieme ci mettevamo a urlare la nostra rabbia e i nostri sogni, si condividevano gli stessi progetti, si era tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Con i compagni c’era un rapporto totale, senza limite. L’amicizia era fondata sull’appartenenza e su un’adesione politica di questo o quel gruppo. Quasi tutti i miei amici erano anche loro militanti».

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