A ottobre Snoopy, il suo amico Woodstock, il suo padrone Charlie Brown e tutta la compagnia dei Peanuts creata da Charles Schulz, compie sessant’anni: era il 2 ottobre del 1950 quando sono pubblicati per la prima volta. All’epoca i fumetti sono stampati su grande formato che permette disegni elaborati e dettagliati; la serie dei Peanuts, però, è proposta con un formato piccolo, pensato in modo tale da impaginare le vignette anche in verticale per farle stare in una singola colonna del giornale. Schulz riesce a trarre vantaggio da questa restrizione di spazio, e sviluppa un segno sintetico e uno stile scarno, statico e povero di dettagli; esalta l’essenza di tutti i soggetti, disegnandoli frontalmente o di lato: è la sua forza espressiva che rende il suo lavoro così valido, tanto che questo fumetto è uno dei più popolari di tutti i tempi, pubblicato per quasi cinquant’anni su 1.600 quotidiani in 75 paesi. I protagonisti sono dei bambini che frequentano le elementari – i “grandi” non compaiono mai – che spesso pensano e agiscono da adulti, riflettendone le nevrosi. Schulz, attraverso i Peanuts, ricorda che le paure e le insicurezze infantili non sono molto differenti da quelle degli adulti. Nel novembre del 1999 Schulz, che ha settantasette anni, è colpito da un ictus, poi gli diagnosticano un cancro. Continua a leggere…
Cento anni di storia italiana in 10 Alfa Romeo
Scritto da: luca // Categoria: Costume
Regina della tecnologia e dell’immaginario, l’Alfa Romeo viene celebrata alla Triennale di Milano grazie a “Il segno Alfa”, mostra curata da Francesco Casetti che ripercorre il “romanzo” della Casa del Biscione nella storia italiana. Le Alfa, automobili che come poche riescono a coniugare eleganza e raffinatezza con praticità e prestazione, sono qualcosa che tutti, almeno una volta nella vita, hanno sognato e che molti hanno posseduto. La mostra che celebra il secolo di vita dell’Alfa (è il 24 giugno del 1910 quando nasce l’Anonima Lombarda Fabbrica Automobili, con sede a Milano, in zona Fiera), cerca di ricostruirne il mito attraverso dieci storici modelli, uno per decennio, esposti ciascuno in una sala assieme a oggetti rappresentativi della vita sociale e culturale del Paese, con il risultato di restituire lo spirito del tempo lungo tutto un secolo. Nelle sale, assieme alle auto, il filo della cronologia si dipana attraverso video con scene da documentari e pellicole; prime pagine di quotidiani con riferimenti a eventi politici e culturali, dal suicidio di Luigi Tenco al rapimento Moro passando per la strage di Piazza Fontana. Inoltre sono esposte opere rappresentative delle tendenze artistiche del periodo (da Adami e De Chirico fino a Schifani e Sironi), oggetti di uso quotidiano (come la radio, la tv o il giradischi), di design o preziosi. Continua a leggere…
Quella che oggi chiamano, in maniera dispregiativa, “fotografia scandalistica”, intorno alla fine degli anni Cinquanta, era “fotografia d’assalto”. In quel periodo, per la prima volta, personaggi dello spettacolo (solo del cinema, quelli della tv non sono considerati) e vip (teste coronate e nobili borghesi, nessun politico) vengono immortalati contro la loro volontà, in pose tutt’altro che “studiate”, con visi ed espressioni che rivelavano la vera identità – e, soprattutto la “vera” bellezza – del personaggio. Una cosa, però, va subito precisata: che invece di banali baci, effusioni, seni gonfi e lifting cadente come accade oggi sempre più spesso, le immagini scattate in quegli anni, soprattutto a Roma durante le “notti movimentate” in via Veneto, sono veri e propri reportage sociali sulla vita notturna. A Riccione, nei locali di Villa Mussolini in viale Milano, è stata allestita Gli anni della Dolce Vita, mostra fotografica che, a cinquant’anni dall’uscita del capolavoro di Federico Fellini, rende omaggio al film e allo stesso tempo, grazie al supporto di oltre 150 istantanee, ricostruisce quel clima e quelle sensazioni particolari che regnavano nella capitale alla fine degli anni Cinquanta, quegli gli stessi luoghi e sensazioni che servirono di ispirazione al regista riminese.
Totocalcio, nascita e morte del sogno consumista
Scritto da: luca // Categoria: Costume, Cronaca, Sport
È stata la compagna della domenica preferita dagli italiani: raramente baciata o accarezzata, quasi sempre strapazzata, insultata o fatta a pezzi. Ma tant’è, la settimana dopo si voleva ancora passare la domenica in sua compagnia. La schedina del Totocalcio ha accompagnato l’Italia e gli italiani alla rinascita, a sogni milionari: un azzardo innocuo che negli anni Cinquanta infiamma un popolo distrutto dalla guerra ma pronto a scommettere. Così, in pochi anni, la crescita del montepremi cresce rapidamente, quasi come l’industria, il reddito medio e le strade. Il Totocalcio diventa una sorta di emblema del miracolo economico di un Paese ferito a pronto a rialzarsi. È il 1946, l’anno del referendum “monarchia-repubblica”. L’Italia si lecca le ferite di una lunga guerra: circolano pochissime automobili, la maggior parte viaggia in treno, stipati in carrozze di terza classe, e non sono pochi quelli che non sanno se, a fine giornata, riescono a cenare. Senza quella povertà non si capirebbe l’imminente trionfo del nuovo gioco popolare creato da un giornalista, Massimo Della Pergola, aiutato da due suoi colleghi, Fabio Jegher e Geo Molo, inventano “la schedina Sisal”, concorso a premi legato al campionato di calcio che, tra mille difficoltà logistiche, si apprestava a ricominciare con la serie A divisa in due gironi, uno al Nord, l’altro al Sud. Continua a leggere…
