Scritto da: luca // Categoria:
Costume
Cinquantacinquemila lire: circa 25 euro, tanto costava il giorno della sua presentazione, nel gennaio del 1968. Dopo quarant’anni e oltre 3 milioni e mezzo di pezzi venduti, il Ciao, il padre di tutti i ciclomotori, non è ancora morto. Passato indenne alle leggi anti-inquinamento, all’invasione degli scooter, all’obbligo del casco, questo ciclomotore si è sempre distinto per la semplicità meccanica, con un motore da 49 cc a due tempi monomarcia, due pedali da bicicletta indispensabili per ottenerne l’avviamento e un telaio molto semplice in acciaio le cui forme richiamano le biciclette “da donna” del tempo e al cui interno è ricavato anche il piccolo serbatoio di capacità inferiore ai 3 litri. Nella fabbricazione tutto è improntato alla massima semplicità, anche troppo: la sospensione posteriore non esisteva e il comfort per il guidatore era affidato a delle molle del sellino. Costo di manutenzione quasi nullo (il prezzo di una candela e qualche lampadina), costo di gestione pochissimo: il consumo, infatti, è irrisorio. Durante tutto questo tempo la sua linea è rimasta pressoché invariata: le modifiche hanno riguardato principalmente il propulsore (che ha ottenuto l’omologazione Euro 2) e il comfort. Il Ciao è entrato di diritto nella storia delle 2 ruote perché, sin da giorno della sua uscita, ha rappresentato una nuova rivoluzione nel trasporto, diventando un oggetto di uso quotidiano, paragonabile quasi ad un elettrodomestico di casa per familiarità, praticità e facilità d’uso.
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Cronaca,
Politica
Roberto Franceschi nasce a Milano il 23 luglio 1952. Per ragioni di lavoro del padre tutta la famiglia si trasferisce per due anni in Sicilia, il primo anno a Gela dove egli termina il ciclo della scuola media dell’obbligo, il secondo anno a Catania dove frequenta il primo anno del liceo scientifico. Tornato a Milano e finisce il liceo al Vittorio Veneto. Viene scelto a rappresentare la scuola milanese in un viaggio, organizzato attraverso il Ministero della Pubblica Istruzione, per un gruppo di studenti italiani in Germania su invito delle autorità scolastiche di Bonn, ospite della famiglia del giudice Hans Stossel Presidente del Tribunale Regionale di Wurzburg. Inizia negli anni di liceo a sviluppare i suoi interessi sociali e politici aderendo al Movimento Studentesco. Dopo la maturità si iscrive alla facoltà di Economia politica all’università “Luigi Bocconi” dove, come leader del Movimento Studentesco, s’impegna ad arginare l’insorgere di quella mentalità che voleva l’attività politica prioritaria rispetto all’impegno culturale e la ricerca della via facile nello studio, convinto che l’essere dalla parte degli sfruttati significa mettere a loro disposizione il meglio della ricerca scientifica. La sera del 23 gennaio 1973 era in programma un’assemblea del Movimento Studentesco presso l’Università Bocconi. Continua a leggere…
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Costume,
Cronaca,
Sport
48 vittorie in Coppa del Mondo, 5 Coppe del Mondo, 2 medaglie d’oro, 2 d’argento e 2 di bronzo alle Olimpiadi; 2 ori, 1 argento e 1 bronzo ai Mondiali: questo è il bottino conquistato in cinque anni dalla nazionale italiana di sci alpino. Uno squadrone capitanato dal fuoriclasse Gustavo Thoeni, cui fanno parte Piero Gros, Erwin Stricker, Helmut Schmalzl, Rolando Thoeni, Marcello Varallo, Herbert Plank, Franco Bieler, Tino Pietrogiovanna, Fausto Radici, Stefano Anzi, Giuliano Besson, Eberhard Schmalzl, Leonardo David, Renzo Zandegiacomo, Alex Giorgi. La squadra, guidata dai valtellinesi Mario Cotelli e Oreste Peccedi, raggiunge il suo momento più alto il 7 gennaio 1974 in occasione del gigante di Berchtesgaden, in Germania: cinque azzurri ai primi cinque posti della classifica, un en plain senza precedenti nella storia dello sci. In questi anni Thoeni vince quattro Coppe del Mondo (’71/’72/’73/’75), 24 gare; una medaglia d’oro e una d’argento alle Olimpiadi e due medaglie d’oro mondiali e il suo amico/rivale Piero Gros una Coppa del Mondo nel 1974; 7 slalom giganti e 5 speciali, un oro olimpico, un argento e un bronzo ai Mondiali. A parte i due fuoriclasse, lo sci azzurro domina il campo per dieci anni anche grazie a medaglie e vittorie di Herbert Plank, Rolando Thoeni, Stefano Anzi, Franco Bieler, Fausto Radici, Erwin Stricker, Leonardo David, fino a marzo 1980, con l’ultima vittoria di Plank nella discesa di Lake Louise. È stata una squadra unica, che ha fatto impazzire i media e ha fatto sì che lo sci diventasse uno sport di massa.
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Costume,
Media
La crescita verticale di radio e televisioni private da metà degli anni Settanta ha fatto sì che gli spazi pubblicitari siano aumentati a ritmo vertiginoso, anno dopo anno. Ogni mese in edicola, poi, compaiono nuovi periodici, specializzati e non, capaci di attrarre nuovi inserzionisti. Ed è in questa atmosfera che matura la decisione della Rai di mandare in pensione Carosello, la mitica striscia pubblicitaria che alle 20,30 entra nelle case di tutti gli italiani tutte le sere initerrottamente dal 1957, tranne una sospensione di tre giorni nel dicembre del 1969, in occasione della strage di piazza Fontana. L’ultimo Carosello viene trasmesso il primo gennaio 1976, con una Raffaella Carrà commossa (sembra veramente) che recita l’addio al programma brindando con un bicchiere di Stock 84 e ringraziando tutti quelli che vi hanno lavorato, pubblicitari, attori, registi. Da quel giorno la pubblicità in televisione non è più la stessa: arrivano gli spot che vengono disseminati durante tutto l’arco della giornata, con un linguaggio sicuramente più penetrante, ma molto più prepotente e, a volte, anche volgare. Continua a leggere…